Il giovane Holden J. D. Salinger

New York, inverno del 1949. La fuga da scuola del sedicenne Holden Caulfield e il breve vagabondaggio per Manhattan come tentativo di ribellione alle convenzioni e contraddizioni di una società nella quale il protagonista, personaggio bellissimo, incapace di accettare l’ipocrisia che percepisce attorno a sé e di scendere a compromessi, buono, generoso ed estremamente sensibile, fatica a riconoscersi e quindi a inserirsi.
La forza e l’unicità del libro stanno nella capacità di celare un profondo disagio esistenziale in una voce narrante vivace, brillante, divertente, (auto)ironica, a tratti provocatoria, che si serve di un linguaggio fortemente caratterizzato e, più in generale, nel modo in cui quest’uso sapiente della prima persona riesce a mostrare, insieme alla genuinità, all’insofferenza e alla solitudine di Holden, le distanze che si creano tra il pensiero e la parola.

La scrittura vivida di Salinger mi ha colpita quanto i sentimenti intensi che mi ha suscitato il protagonista.
Sono contenta di non averlo mai letto prima: non l’avrei capito come l’ho capito adesso.

“Ma i pesci… è diverso. I pesci sono un’altra cosa. Io dicevo le anatre” […]

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Quel che affidiamo al vento Laura Imai Messina

Ispirato a un luogo reale, il giardino del Telefono del vento sulla collina di Ōtsuchi in Giappone, questo romanzo affronta i temi della perdita e della rinascita con garbo ma senza timore di toccarti nel profondo.
Tra i punti di forza: la capacità di trasmettere un approccio alla vita, alla perdita, al dolore e alla gioia davvero “confortante”; diverse intuizioni piene di bellezza (l’immagine della cornice mi ha molto colpita); i capitoletti di intermezzo, in grado di alleggerire anche le parti più dolorose; il fascino di un luogo dell’anima più che fisico; il potere di commuovere senza risultare stucchevole.

Diviso in due parti (la prima più struggente, un vero pugno nello stomaco; la seconda più morbida, probabilmente anche meno intensa), il romanzo è caratterizzato da un uso esteso di analessi e prolessi, mentre in certi punti le strutture sintattiche, risentendo forse della conoscenza del giapponese da parte dell’autrice, rendono la prosa poco lineare, con un effetto che può piacere o non piacere.

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Herzeleid Shanna Luciani

Intrigante e trascinante, il secondo volume della saga storica di Shanna Luciani alza il livello frammentando l’ambientazione, aumentando la posta in gioco e introducendo personaggi nuovi, mentre la scrittura, sempre ricca ed elegante, appare ancora più curata.
L’ottima gestione dell’intreccio e il ritmo serrato, a cui contribuisce un uso sapiente dei dialoghi, favoriscono una lettura immersiva, possibile anche grazie al lavoro meticoloso di Luciani sulle diverse ambientazioni.
I personaggi, credibili perché estremamente umani, pieni di luci e ombre in sé stessi e nei rapporti con gli altri, sono la grande forza di questa saga, ma una nota speciale va alle scene ambientate in chiesa per l’abilità dell’autrice nell’evocare sensazioni e atmosfere.

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Oliva Denaro Viola Ardone

Ambientato nella Sicilia degli anni Sessanta e ispirato alla vicenda biografica di Franca Viola, Oliva Denaro è una storia di emancipazione raccontata con grande sensibilità.
Ho apprezzato molto il lavoro sui personaggi, così vividi – soprattutto nei gesti – che sembra di vederli, e ho trovato bellissima, in particolare, la figura del padre.

La scrittura, delicata e coinvolgente, viene esaltata nell’audiolibro dalla splendida interpretazione della lettrice, ricca di pàthos.

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Il vecchio e il mare Ernest Hemingway

Una trama dalla semplicità disarmante – un vecchio pescatore che per alcuni giorni lotta in alto mare per riuscire a pescare e a portare a riva un grosso marlin – diventa, nella penna di Hemingway, libro di forme e sfumature abbinate a contrasto: malinconico e infiammato, colmo di forza e di dolcezza, carico di corporeità e profondamente spirituale – questo, tutto questo e tutto insieme, è Il vecchio e il mare.

[De Il vecchio e il mare ho parlato qui]

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Cime tempestose Emily Brontë

La violenza di un amore mancato come motore di una storia distruttiva, i personaggi desolati, la forza cupa dell’ambientazione, la voce appassionante della narratrice… Cime tempestose si conferma uno dei romanzi più potenti e singolari che io conosca, e il suo fascino mi ha travolta adesso come alla prima lettura.
Mi ci voleva questo ascolto: per rivivere atmosfere che avevo così impresse; per riscoprire la seconda parte della storia; per rivalutare alcuni personaggi; per lasciarmi commuovere dall’auspicio che rischiara nel finale.

Complimenti ai lettori! Sembra davvero di essere lì, ad ascoltare la governante davanti al focolare.

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Oltre il confine Cormac McCarthy

È con lei, la lupa, che inizia il viaggio di Billy Parham avanti e indietro per il confine tra New Mexico e México, un percorso fisico e interiore lungo strade familiari e ignote, un’iniziazione violenta che passa per margini geografici invisibili, per simboli e significati che si deformano laddove niente sembra cambiare.

[Di Oltre il confine ho parlato qui]

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Pane e fragole Maria Rita Sanna

Storie di quotidianità, di incontri, di faide, di perdono, di amicizia e di tanto altro ancora in questi spaccati di vita ambientati per la gran parte in Sardegna, che emerge con le sue tradizioni e soprattutto con i suoi paesaggi, raccontati attraverso ricche immagini incentrate sui quattro elementi e attraverso un linguaggio semplice, fluido ed espressivo.

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