Scopri Mari Ermi

Questo libro è per chi ha un sogno.
Per chi combatte ogni giorno per realizzarlo e per chi ha perso la fiducia e ha bisogno di ritrovarla. 🌱

In lettura

Sardegna on the road
Maria Rita Sanna
L'anno in cui Angelo conobbe suo padre
Maura Hary
DAL BLOG

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Tutta la sensibilità di Elena Vatta in un romanzo d’esordio intelligente e toccante

Se c’è un animale a cui il piccolo Giuseppe somiglia, ecco, quello è un riccio. Per l’esattezza, un cucciolo di «continua a leggere»

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Libri del cuore

Ecco una lista di libri che, per un motivo o per l’altro, hanno un posto speciale nel mio cuore:

  • I miserabili, Victor Hugo
  • Martin Eden, Jack London
  • Via col vento, Margaret Mitchell
  • Dialoghi con Leucò, Cesare Pavese
  • Furore, John Steinbeck
  • L’isola di Arturo, Elsa Morante
  • Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas padre
  • Harry Potter, J.K. Rowling
  • Il signore degli anelli, J.R.R. Tolkien
  • La memoria del topo, Michael Connelly
  • Piccole donne, L. M. Alcott
  • I ragazzi della via Pál, F. Molnair
  • Cime tempestose, Emily Brontë

Letture recenti

Il bambino delle vigne
Elena Vatta

Se c’è un animale a cui il piccolo Giuseppe somiglia, ecco, quello è un riccio. Per l’esattezza, un cucciolo di riccio, un piccolo solo, bisognoso di accudimento eppure così diffidente di fronte al mondo da chiudersi spesso su se stesso, volgendo gli aculei in tutte le direzioni. Proprio come il riccio che Giuseppe incontra nei dintorni della casa-famiglia in cui sta crescendo e del quale, in una delle parti più toccanti di questo libro, decide di prendersi cura.
E sì, Giuseppe è proprio così.

[Di Il bambino delle vigne ho parlato qui]

Il castello azzurro
Lucy Maud Montgomery

Ambientato negli anni Venti del XX secolo nel Muskoka, una zona dell’Ontario (Canada), Il castello azzurro ci racconta una storia piacevole e leggera quanto profonda e ricca di significati.

La protagonista, Valancy, è profondamente infelice per la monotonia e la rigidità di una vita imposta, dove ci si imprigiona in obblighi e costrizioni in nome di una grigia rispettabilità, dove ci si mette da parte per compiacere gli altri e dove anche gli ambienti fanno da specchio alla tristezza, mentre l’unica speranza sono le fughe immaginarie dalla realtà. Una notizia terribile però la scuote, spingendola per la prima volta ad ascoltarsi: così, Valancy fa appello a tutta la sua audacia e determinazione allo scopo di trasformare la propria vita, in una ricerca di indipendenza e di libertà che ben presto si lega da una parte al sentimento per un’altra persona, dall’altra all’idea di una spensierata semplicità a contatto con la natura.

Una storia che con ironia arguta e sorridente denuncia le rigidità, le apparenze e le ipocrisie di una società dominata dai pregiudizi (sulle donne in particolare), toccando al contempo tanti altri temi: l’effetto paralizzante della paura; il potere dell’immaginazione e il ruolo dei libri nel permetterci di evadere; la necessità del prendersi cura di qualcuno; il coraggio di ascoltarsi e di rompere gli schemi; i benefici imprescindibili di un rapporto profondo con la natura – natura raccontata, peraltro, con profonda sensibilità evocativa.

The dome
Stephen King

Una cupola misteriosa, trasparente e indistruttibile intrappola una comunità rurale del Maine, costringendo gli abitanti a fare i conti con loro stessi: la convivenza forzata intensifica e accelera ogni cosa, rivelando lati del loro carattere inattesi o sopiti da tempo, riportando a galla ricordi e facendo emergere il meglio di alcuni e il peggio di altri. E proprio in questo – nell’indagine, cioè, sulle conseguenze dell’isolamento sulle persone – risiede la vera forza di The dome: al di là della trama intrigante e del ritmo incalzante, che fanno senza dubbio la loro parte, l’abilità di King sta tutta nel lavoro sui personaggi, raccontati così bene, nelle loro paure e nelle loro motivazioni, che sembra di conoscerli da sempre.
Mi ha colpito, soprattutto, come l’utilizzo di un narratore onnisciente piuttosto dinamico supporti trama, ritmo e tensione psicologica.

DALLA LIBRERIA

In lettura

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Letture recenti

Il bambino delle vigne
Elena Vatta

Se c’è un animale a cui il piccolo Giuseppe somiglia, ecco, quello è un riccio. Per l’esattezza, un cucciolo di riccio, un piccolo solo, bisognoso di accudimento eppure così diffidente di fronte al mondo da chiudersi spesso su se stesso, volgendo gli aculei in tutte le direzioni. Proprio come il riccio che Giuseppe incontra nei dintorni della casa-famiglia in cui sta crescendo e del quale, in una delle parti più toccanti di questo libro, decide di prendersi cura.
E sì, Giuseppe è proprio così.

[Di Il bambino delle vigne ho parlato qui]

Il castello azzurro
Lucy Maud Montgomery

Ambientato negli anni Venti del XX secolo nel Muskoka, una zona dell’Ontario (Canada), Il castello azzurro ci racconta una storia piacevole e leggera quanto profonda e ricca di significati.

La protagonista, Valancy, è profondamente infelice per la monotonia e la rigidità di una vita imposta, dove ci si imprigiona in obblighi e costrizioni in nome di una grigia rispettabilità, dove ci si mette da parte per compiacere gli altri e dove anche gli ambienti fanno da specchio alla tristezza, mentre l’unica speranza sono le fughe immaginarie dalla realtà. Una notizia terribile però la scuote, spingendola per la prima volta ad ascoltarsi: così, Valancy fa appello a tutta la sua audacia e determinazione allo scopo di trasformare la propria vita, in una ricerca di indipendenza e di libertà che ben presto si lega da una parte al sentimento per un’altra persona, dall’altra all’idea di una spensierata semplicità a contatto con la natura.

Una storia che con ironia arguta e sorridente denuncia le rigidità, le apparenze e le ipocrisie di una società dominata dai pregiudizi (sulle donne in particolare), toccando al contempo tanti altri temi: l’effetto paralizzante della paura; il potere dell’immaginazione e il ruolo dei libri nel permetterci di evadere; la necessità del prendersi cura di qualcuno; il coraggio di ascoltarsi e di rompere gli schemi; i benefici imprescindibili di un rapporto profondo con la natura – natura raccontata, peraltro, con profonda sensibilità evocativa.

The dome
Stephen King

Una cupola misteriosa, trasparente e indistruttibile intrappola una comunità rurale del Maine, costringendo gli abitanti a fare i conti con loro stessi: la convivenza forzata intensifica e accelera ogni cosa, rivelando lati del loro carattere inattesi o sopiti da tempo, riportando a galla ricordi e facendo emergere il meglio di alcuni e il peggio di altri. E proprio in questo – nell’indagine, cioè, sulle conseguenze dell’isolamento sulle persone – risiede la vera forza di The dome: al di là della trama intrigante e del ritmo incalzante, che fanno senza dubbio la loro parte, l’abilità di King sta tutta nel lavoro sui personaggi, raccontati così bene, nelle loro paure e nelle loro motivazioni, che sembra di conoscerli da sempre.
Mi ha colpito, soprattutto, come l’utilizzo di un narratore onnisciente piuttosto dinamico supporti trama, ritmo e tensione psicologica.