L'amica giapponese Stefania Convalle

Un passaggio di testimone tra quattro personaggi: ognuno di loro porta avanti la trama raccontandone un pezzo con la propria voce, il proprio punto di vista su se stesso e sugli altri tre.

Una storia che ha come perno gli spazi e il rapporto con gli spazi, tanto in senso fisico (la città, e in particolare Roma, con alcuni luoghi che diventano simboli dell’evoluzione dei protagonisti, e soprattutto la casa, vera e propria entità-rifugio in cui la persona vive se stessa), quanto in senso emotivo-relazionale, con quei piccoli grandi gesti con cui i personaggi creano o accorciano le distanze.
Una storia che, soprattutto, invita a riscoprire l’istinto come capacità di assecondare il flusso della vita, in accordo con un’idea di destino come forza misteriosa ma affidabile. È una delle cifre di Convalle, legata a doppio filo a un’altra colonna portante dei suoi romanzi: l’imprescindibile fede nell’amore, sentimento capace di annullare qualsiasi paura, se si ha il coraggio di crederci.

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L'isola del tesoro Robert Louis Stevenson

Un bellissimo ascolto grazie al quale ho potuto rivivere in modo diverso un grande classico che ho letto durante l’infanzia e che mi ha di nuovo affascinata per il ritmo incalzante, per gli ottimi dialoghi e per il ritratto magnetico di alcuni personaggi, su tutti Long John Silver.
Credo proprio che (ri)scoprire romanzi di avventura diventerà il mio rito estivo preferito: anche stavolta, come l’anno scorso con Verne, mi sono divertita e rilassata respirando una meravigliosa boccata di aria fresca!

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Amatissima Toni Morrison

Non vi dirò di cosa parla questo libro. Vi dico, piuttosto, che è un libro difficile. Non solo perché i temi che affronta fanno un male straziante, ma perché anche la scrittura di Toni Morrison è tutt’altro che comoda. Eppure, come per un sortilegio segreto, ogni volta che tornavo tra queste pagine mi sentivo rapita, avvinta, travolta. Quando leggevo non volevo staccarmi, quando non leggevo continuavo a pensarci. È una storia che riesce a mescolarsi alla tua quotidianità nonostante sia lontanissima da te, e che ti entra sottopelle.

[Di Amatissima ho parlato qui]

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Sardegna on the road Maria Rita Sanna

Un viaggio in Sardegna, consigliato al giovane protagonista Niky come terapia in seguito al trauma di un incidente d’auto, diventa la chiave di una rinascita ricca di nuove consapevolezze: Niky le acquisisce grazie al calore di inaspettate amicizie e all’immersione nella realtà dell’isola, mentre un ritrovato equilibrio prende forma tra il graduale riaffiorare di ricordi – mano a mano che Niky riesce ad affrontarli – e il maturare di riflessioni sul valore del presente, sui benefici di un contatto profondo con la natura e sulla necessità di ascoltarsi.

Attraverso gli occhi di Niky, che vive con entusiasmo i colori, le suggestioni e la magia della Sardegna, Maria Rita Sanna ci regala un libro pieno di amore per la sua isola, fotografandone alcuni luoghi – in particolare l’altopiano di Bonorva, Cagliari coi suoi dintorni e il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola – e raccontandoci la forza di un rito secolare, la Festa di Sant’Efisio, senza mancare di rendere omaggio, tra una pagina e l’altra, alla tradizione culinaria, confermando così un tratto inconfondibile e prezioso della sua penna.

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L'anno in cui Angelo conobbe suo padre Maura Hary

Piemonte, Valle Cervo, 1858. Angelo, ragazzino di dieci anni curioso e sensibile, trascorre le giornate tra giochi e vita familiare, tra l’attaccamento ancora fanciullesco alla madre e un acceso desiderio di crescere, che si traduce anche nel tentativo di ricostruire la figura del padre, morto nella battaglia di Novara (1849). Piano piano, nell’intreccio tra gli eventi del microcosmo del borgo e i racconti della madre, che dà voce a ricordi personali quanto alle lettere del marito scritte dal fronte, Angelo matura nuove consapevolezze che costituiranno il suo primo passo oltre la soglia dell’infanzia.

Attingendo a preziosi materiali di famiglia e alla tradizione orale, Maura Hary fa rivivere tra queste pagine il suo trisnonno Angelo Boggio Bertinet e il padre di lui, Pietro Antonio, intessendo una storia delicata nel tono ma al contempo concreta, capace di restituire – anche grazie al lessico preciso, impreziosito da voci dialettali – l’autenticità della vita nel territorio, della quale rievoca con grande efficacia i ritmi scanditi dalle stagioni, la semplice ritualità del quotidiano e l’immaginario collettivo di credenze antiche.
Sullo sfondo riflessioni sulla tragedia della guerra e sul valore dell’istruzione, della comunità e della memoria.

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Il bambino delle vigne Elena Vatta

Se c’è un animale a cui il piccolo Giuseppe somiglia, ecco, quello è un riccio. Per l’esattezza, un cucciolo di riccio, un piccolo solo, bisognoso di accudimento eppure così diffidente di fronte al mondo da chiudersi spesso su se stesso, volgendo gli aculei in tutte le direzioni. Proprio come il riccio che Giuseppe incontra nei dintorni della casa-famiglia in cui sta crescendo e del quale, in una delle parti più toccanti di questo libro, decide di prendersi cura.
E sì, Giuseppe è proprio così.

[Di Il bambino delle vigne ho parlato qui]

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Il castello azzurro Lucy Maud Montgomery

Ambientato negli anni Venti del XX secolo nel Muskoka, una zona dell’Ontario (Canada), Il castello azzurro ci racconta una storia piacevole e leggera quanto profonda e ricca di significati.

La protagonista, Valancy, è profondamente infelice per la monotonia e la rigidità di una vita imposta, dove ci si imprigiona in obblighi e costrizioni in nome di una grigia rispettabilità, dove ci si mette da parte per compiacere gli altri e dove anche gli ambienti fanno da specchio alla tristezza, mentre l’unica speranza sono le fughe immaginarie dalla realtà. Una notizia terribile però la scuote, spingendola per la prima volta ad ascoltarsi: così, Valancy fa appello a tutta la sua audacia e determinazione allo scopo di trasformare la propria vita, in una ricerca di indipendenza e di libertà che ben presto si lega da una parte al sentimento per un’altra persona, dall’altra all’idea di una spensierata semplicità a contatto con la natura.

Una storia che con ironia arguta e sorridente denuncia le rigidità, le apparenze e le ipocrisie di una società dominata dai pregiudizi (sulle donne in particolare), toccando al contempo tanti altri temi: l’effetto paralizzante della paura; il potere dell’immaginazione e il ruolo dei libri nel permetterci di evadere; la necessità del prendersi cura di qualcuno; il coraggio di ascoltarsi e di rompere gli schemi; i benefici imprescindibili di un rapporto profondo con la natura – natura raccontata, peraltro, con profonda sensibilità evocativa.

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The dome Stephen King

Una cupola misteriosa, trasparente e indistruttibile intrappola una comunità rurale del Maine, costringendo gli abitanti a fare i conti con loro stessi: la convivenza forzata intensifica e accelera ogni cosa, rivelando lati del loro carattere inattesi o sopiti da tempo, riportando a galla ricordi e facendo emergere il meglio di alcuni e il peggio di altri. E proprio in questo – nell’indagine, cioè, sulle conseguenze dell’isolamento sulle persone – risiede la vera forza di The dome: al di là della trama intrigante e del ritmo incalzante, che fanno senza dubbio la loro parte, l’abilità di King sta tutta nel lavoro sui personaggi, raccontati così bene, nelle loro paure e nelle loro motivazioni, che sembra di conoscerli da sempre.
Mi ha colpito, soprattutto, come l’utilizzo di un narratore onnisciente piuttosto dinamico supporti trama, ritmo e tensione psicologica.

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Elias Portolu Grazia Deledda

Nella Sardegna pastorale di inizio Novecento, il protagonista Elias, personaggio fragile e tragico, si innamora della promessa sposa del fratello: la lotta interiore in cui sprofonda, combattuta contro desiderio e senso di colpa e caratterizzata da un intersecarsi di pulsioni e stati d’animo, si innesta sulla forza dei vincoli familiari, sul peso delle convenzioni sociali e sul condizionamento pervasivo della religione.
Nel frattempo, riecheggia nella storia un paesaggio dalla voce ancestrale, che incornicia stati d’animo quanto riti e tradizioni – il tutto raccontato con una scrittura di straordinario vigore, nutrita di un linguaggio di vibrante espressività.
E così, nella carica patetico-emozionale di queste pagine, e attraverso una finissima analisi psicologica del protagonista, Grazia Deledda trasforma una trama semplice in un’indagine profonda sul conflitto tra desiderio e morale, e una vicenda individuale ambientata nella campagna sarda assume i connotati di tragedia universale.

[A “Elias Portolu” ho dedicato un video sul mio canale YouTube, a questo link]

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Meridiano di sangue Cormac McCarthy

Al confine tra Stati Uniti e Messico, sullo sfondo di una natura imponente e sterminata, indifferente e implacabile, una banda di cacciatori di scalpi è invischiata, da protagonista succube, in una catena di violenze accecanti e insensate che non conosce tregua e che non offre alternative, come mostrano i personaggi dalla forte valenza simbolica, se non adeguarsi o soccombere: così McCarthy ci consegna una storia di ferocia e distruzione, che stravolge il mito del West nel modo più crudo, sanguinoso e brutale possibile, e che si nutre allo stesso tempo – ed è anche questo a stordire e sconvolgere – di una scrittura sublime, intrisa di un lirismo epico che ipnotizza e toglie il fiato, e che consacra questo libro a manifesto quasi mistico del male nella sua forma più alta.

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