Un passaggio di testimone tra quattro personaggi: ognuno di loro porta avanti la trama raccontandone un pezzo con la propria voce, il proprio punto di vista su se stesso e sugli altri tre.
Una storia che ha come perno gli spazi e il rapporto con gli spazi, tanto in senso fisico (la città, e in particolare Roma, con alcuni luoghi che diventano simboli dell’evoluzione dei protagonisti, e soprattutto la casa, vera e propria entità-rifugio in cui la persona vive se stessa), quanto in senso emotivo-relazionale, con quei piccoli grandi gesti con cui i personaggi creano o accorciano le distanze.
Una storia che, soprattutto, invita a riscoprire l’istinto come capacità di assecondare il flusso della vita, in accordo con un’idea di destino come forza misteriosa ma affidabile. È una delle cifre di Convalle, legata a doppio filo a un’altra colonna portante dei suoi romanzi: l’imprescindibile fede nell’amore, sentimento capace di annullare qualsiasi paura, se si ha il coraggio di crederci.