Nell’est dell’Ucraina, a pochi passi dalla Montagna Santa sulle rive del Severskij Donec, nel fermento del pellegrinaggio si incontrano e dialogano in un monastero due personaggi: la solitudine e le tante incertezze che emergono dietro l’ingenuo sfoggio di sicurezza di uno di loro fanno da innesco a una riflessione consolante sulla comune condizione degli esseri umani, sulla loro natura di anime erranti alla costante ricerca di risposte e di un orientamento nel caos.
La parete
A causa di un’enorme, misteriosa parete che all’improvviso la separa dal resto del mondo, una donna si trova isolata in montagna con un cane, una gatta e una mucca, senza possedere più nulla di quanto in quarant’anni aveva formato la sua vita.
Nella cronaca della sua sopravvivenza – cronaca in cui l’ascolto dei ritmi della natura e il legame con gli animali fanno da profondissimo ed emozionante filo conduttore – trovano posto riflessioni che concernono il rapporto mente-corpo, il concetto di tempo, l’inevitabilità e il potere salvifico dell’amare, la relazione tra l’uomo e la natura, il lavoro come autodifesa e il condizionamento operato sull’essere umano da alcuni attributi che lo differenziano dagli altri animali, come la tendenza a razionalizzare o il senso della responsabilità.
Se una notte d'inverno un viaggiatore
“La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.”
Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Storia di Lisandro
Laguna
Quando lo so, ve lo dico
Una pubblicazione intensa e multiforme, che raccoglie scritti di natura diversa: da brevi racconti (tra i quali troviamo scorci di vita, personaggi in fasi cruciali del loro percorso, la storia delicata di una cagnolina e tanto altro) a esercizi di stile che vanno oltre l’esercizio (come quelli con le vocali), fino ad arrivare a un romanzo bonsai. E poi, la parte più preziosa: dei pezzi, situati a metà tra il racconto e il paesaggio interiore, e spesso situati a metà anche tra presente e passato, tra riflessione e ricordo, in cui Stefania Convalle ci dona una parte notevole della sua intimità.
L'ispettore Ovvius al Cover Book Hotel
Che bello tornare tra le pagine di Tatiana Vanini!
In questo nuovo giallo con protagonista l’ispettore Ovvius non manca nessuno degli elementi che mi avevano fatto apprezzare il primo volume: dai nomi ironici ai dialoghi scoppiettanti, dalle bizzarre peculiarità che aiutano a caratterizzare i personaggi al leggero gusto rétro di stile e linguaggio, fino ad arrivare a quella fresca spruzzata di fantasy che ben contribuisce all’originalità del libro.
Il cambio di ambientazione, stavolta un piccolo borgo dove tutti conoscono tutti, porta con sé una leggera e simpatica caricatura della mentalità di paese, a cui si aggiungono esilaranti parodie di virtù e difetti del genere umano.
Il risultato è una storia frizzante ed estremamente godibile: leggerla significa trascorrere qualche ora di relax, divertirsi e lasciarsi strappare sorrisi su sorrisi.
L'isola degli alberi scomparsi
Recensire il lavoro di Elif Shafak mi mette un po’ in difficoltà.
Da una parte ho apprezzato l’idea di fondo, il procedere in parallelo di due trame su due piani temporali e in due luoghi diversi, la consapevolezza che il testo mi ha dato rispetto alla storia di Cipro e, soprattutto, l’intuizione di usare in alcuni capitoli una pianta come voce narrante (le riflessioni sul mondo vegetale che quest’ultima porta con sé mi hanno coinvolto più di ogni altra cosa).
Il grosso problema, però, è che i personaggi purtroppo mancano di spessore – mi sono chiesta più volte cosa li muovesse davvero – e finiscono per risultare impersonali: nessuno di loro è riuscito a parlarmi, né la storia è stata capace di emozionarmi.
Inoltre, ho trovato irritante la presenza di diverse sottotrame buttate lì e poi lasciate in sospeso o comunque non approfondite: sono utili all’autrice, che avrà ritenuto importante mostrare la sua (onorevole) sensibilità rispetto a certe problematiche umano-sociali (cyberbullismo, alcolismo e omofobia, per esempio), ma non alla storia, il cui impianto, anche per questo motivo, finisce per risultare poco organico.
Le sabbie di Crooken
“La luna piena brillava gialla sulle sabbie mobili man mano che si avvicinava a esse; vedeva la distesa luminosa che tremava e si agitava […] E quando avanzava verso di essa, un’altra figura faceva lo stesso dall’altra parte con passi simmetrici. Vedeva che l’altro era la sua immagine, il suo stesso essere […]”