Una cupola misteriosa, trasparente e indistruttibile intrappola una comunità rurale del Maine, costringendo gli abitanti a fare i conti con loro stessi: la convivenza forzata intensifica e accelera ogni cosa, rivelando lati del loro carattere inattesi o sopiti da tempo, riportando a galla ricordi e facendo emergere il meglio di alcuni e il peggio di altri. E proprio in questo – nell’indagine, cioè, sulle conseguenze dell’isolamento sulle persone – risiede la vera forza di The dome: al di là della trama intrigante e del ritmo incalzante, che fanno senza dubbio la loro parte, l’abilità di King sta tutta nel lavoro sui personaggi, raccontati così bene, nelle loro paure e nelle loro motivazioni, che sembra di conoscerli da sempre.
Mi ha colpito, soprattutto, come l’utilizzo di un narratore onnisciente piuttosto dinamico supporti trama, ritmo e tensione psicologica.
Elias Portolu
Nella Sardegna pastorale di inizio Novecento, il protagonista Elias, personaggio fragile e tragico, si innamora della promessa sposa del fratello: la lotta interiore in cui sprofonda, combattuta contro desiderio e senso di colpa e caratterizzata da un intersecarsi di pulsioni e stati d’animo, si innesta sulla forza dei vincoli familiari, sul peso delle convenzioni sociali e sul condizionamento pervasivo della religione.
Nel frattempo, riecheggia nella storia un paesaggio dalla voce ancestrale, che incornicia stati d’animo quanto riti e tradizioni, il tutto raccontato con una scrittura di straordinario vigore, nutrita di un linguaggio di vibrante espressività.
E così, nella carica patetico-emozionale di queste pagine, e attraverso una finissima analisi psicologica del protagonista, Grazia Deledda trasforma una trama semplice in un’indagine profonda sul conflitto tra desiderio e morale, e una vicenda individuale ambientata nella campagna sarda assume i connotati di tragedia universale.
[A “Elias Portolu” ho dedicato un video sul mio canale YouTube, a questo link]
Meridiano di sangue
Al confine tra Stati Uniti e Messico, sullo sfondo di una natura imponente e sterminata, indifferente e implacabile, una banda di cacciatori di scalpi è invischiata, da protagonista succube, in una catena di violenze accecanti e insensate che non conosce tregua e che non offre alternative, come mostrano i personaggi dalla forte valenza simbolica, se non adeguarsi o soccombere: così McCarthy ci consegna una storia di ferocia e distruzione, che stravolge il mito del West nel modo più crudo, sanguinoso e brutale possibile, e che si nutre allo stesso tempo – ed è anche questo a stordire e sconvolgere – di una scrittura sublime, intrisa di un lirismo epico che ipnotizza e toglie il fiato, e che consacra questo libro a manifesto quasi mistico del male nella sua forma più alta.
Granelli erranti
Nell’est dell’Ucraina, a pochi passi dalla Montagna Santa sulle rive del Severskij Donec, nel fermento del pellegrinaggio si incontrano e dialogano in un monastero due personaggi: la solitudine e le tante incertezze che emergono dietro l’ingenuo sfoggio di sicurezza di uno di loro fanno da innesco a una riflessione consolante sulla comune condizione degli esseri umani, sulla loro natura di anime erranti alla costante ricerca di risposte e di un orientamento nel caos.
La parete
A causa di un’enorme, misteriosa parete che all’improvviso la separa dal resto del mondo, una donna si trova isolata in montagna con un cane, una gatta e una mucca, senza possedere più nulla di quanto in quarant’anni aveva formato la sua vita.
Nella cronaca della sua sopravvivenza – cronaca in cui l’ascolto dei ritmi della natura e il legame con gli animali fanno da profondissimo ed emozionante filo conduttore – trovano posto riflessioni che concernono il rapporto mente-corpo, il concetto di tempo, l’inevitabilità e il potere salvifico dell’amare, la relazione tra l’uomo e la natura, il lavoro come autodifesa e il condizionamento operato sull’essere umano da alcuni attributi che lo differenziano dagli altri animali, come la tendenza a razionalizzare o il senso della responsabilità.
Se una notte d'inverno un viaggiatore
“La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.”
Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
“Leggevamo, parlavamo, discutevamo di libri, e così diventammo sempre più uniti. Altri chiesero di entrare nel Club del libro, e le nostre serate si trasformarono così in allegre riunioni. Talvolta riuscivamo quasi a dimenticare il buio che ci opprimeva.”
[Ho parlato di Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey su YouTube, ai minuti 00:50-16:49 di questo video]
Storia di Lisandro
Laguna
Quando lo so, ve lo dico
Una pubblicazione intensa e multiforme, che raccoglie scritti di natura diversa: da brevi racconti (tra i quali troviamo scorci di vita, personaggi in fasi cruciali del loro percorso, la storia delicata di una cagnolina e tanto altro) a esercizi di stile che vanno oltre l’esercizio (come quelli con le vocali), fino ad arrivare a un romanzo bonsai. E poi, la parte più preziosa: dei pezzi, situati a metà tra il racconto e il paesaggio interiore, e spesso situati a metà anche tra presente e passato, tra riflessione e ricordo, in cui Stefania Convalle ci dona una parte notevole della sua intimità.