Mi sembra incredibile che questo libro sia stato pubblicato, ancora più incredibile che sia passato tra le mani di un editor. La trama è sconnessa, la scrittura confusa. I personaggi sono tremendi, quasi tutti macchiette, alcuni stereotipati all’inverosimile. Le motivazioni dell’assassino sono così deboli da essere pressoché prive di logica. Quasi niente è credibile. Verso la fine c’è una scena d’azione che risulta semplicemente ridicola, assurda. Oltretutto, è estremamente fastidioso che numerosi temi importanti vengano buttati lì e poi lasciati a se stessi, come se servissero giusto a fare presenza (due su tutti, la discriminazione e il contrasto tra le comunità francofone e anglofone del Québec).
Ma tutto questo è niente in confronto alla terribile, penosa gestione del punto di vista: gli sbalzi sono così continui e così caotici che a tratti mi veniva la nausea, e non so se mi abbia irritato di più l’effetto alla lettura o la consapevolezza che questo libro è stato davvero pubblicato – così, in questo modo.
Città di polvere
Sembra di vederli, i personaggi di Hayley Scrivenor. Mentre salgono in macchina, mentre prendono dei salatini dalla cucina, mentre si mettono uno zaino in spalla. È il grande punto di forza della sua scrittura: tutto in Città di polvere appare estremamente reale. I gesti, la quotidianità. L’ambientazione, così vivida e desolata, che non solo partecipa alla storia, ma la dirige, la orienta, la condiziona pesantemente.
È un romanzo intenso, magnetico e allo stesso tempo claustrofobico, che trasmette come solo i migliori libri fanno.
[Di Città di polvere ho parlato qui]
L'amante giapponese
Titolo e copertina possono fuorviare: il libro è in realtà la storia di due famiglie attraverso più generazioni; è ambientato principalmente negli Stati Uniti e parla soprattutto di immigrazione, di adattamento in un’altra cultura, di vecchiaia.
L’ho trovato molto particolare, col pregio di raccontare un evento storico che non viene spesso raccontato – l’internamento degli Issei e degli Nisei negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. Mi colpisce come Allende riesca a intrattenere senza quasi usare i dialoghi; di contro, però, la lettura non è riuscita a trasmettermi particolari emozioni, e non so bene se nel tempo mi resterà qualcosa di questi personaggi.
Corpi al sole
Tutto il bello che ci aspetta ![]()
“La nostalgia è l’unico dolore sensato, perché nel richiamarti al vecchio ti spinge al nuovo viaggio. […] Se c’è una cosa che ho capito, è che crediamo di aver sbagliato e invece abbiamo semplicemente vissuto. Ognuno ha preso la strada che gli sembrava più giusta in quel momento. E non abbiamo perso niente, perché siamo qui. Quali che siano le scelte che abbiamo fatto, ci troviamo nell’unico posto in cui potremmo essere. E andiamo avanti.”
Una stanza tutta per sé
Una cosa divertente che non farò mai più
Dalla parte di Swann
“Tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di casa Swann, e le ninfee della Vivonne, e la brava gente del villaggio e le loro piccole abitazioni e la chiesa e tutta Combray e la campagna circostante, tutto questo che sta prendendo forma e solidità è uscito, città e giardini, dalla mia tazza di tè.”
La lunga marcia
Purtroppo non è riuscito a piacermi. Complice la mancanza di contesto – la distopia è appena accennata – e soprattutto di un vero perché, mi è stato difficile immedesimarmi, e la patina irrealistica ha fatto quasi da schermo, impedendomi di percepire le sofferenze dei ragazzi e rendendo la storia poco coinvolgente ai miei occhi.
Salvo i dialoghi, il racconto dei rapporti che si sviluppano via via e la rappresentazione della folla, forse l’unico elemento del libro in cui King coglie davvero nel segno.
La vera storia del pirata Long John Silver ![]()
Un romanzo avvincente, scorrevole, ben congegnato, vario nelle ambientazioni, brillante nei dialoghi e soprattutto ricco di avventure quanto di spunti di riflessione. Un inno alla libertà e alla vita nel racconto di un personaggio carismatico, magnetico, che altro non vuole che essere padrone del proprio destino. Bellissimo l’omaggio a Defoe!