Pagine ingiallite dal tempo e odore che sa di storia e di emozione

The Grapes of Wrath, John Steinbeck. Prima edizione, prima stampa.
Che gioia averla!
The Grapes of Wrath, John Steinbeck. Prima edizione, prima stampa.
Che gioia averla!

Nell’aprile 1939 il libro che vedete nelle foto usciva dalla Viking Press di New York e consegnava al mondo per la prima volta una delle storie più universali che siano mai state scritte.

Le vicende dei Joad, famiglia di migranti; il ritratto vivissimo e terribile dell’America degli anni Trenta (e, purtroppo, di dinamiche umano-sociali costanti in ogni epoca e luogo); la natura onnipresente, incessante, implacabile raccontata con accostamenti di parole dal potere immaginifico mozzafiato: The grapes of wrathFurore in Italia – conquista, impressiona, emoziona, commuove, fa riflettere. È un romanzo di una potenza incredibile, uno di quei capolavori che non fai fatica a definire “il libro della vita”. Mentre lo leggevo, nel giugno dell’anno scorso, ero senza fiato a ogni pagina.

Potete dunque immaginare la mia emozione quando, al Salone del Libro, ho visto questa edizione nelle teche di Libraccio. Una prima edizione, prima stampa: quella che Steinbeck aveva tra le mani quando uscì il suo capolavoro.
Ottantatré anni sono passati, e da allora questa copia si è mossa nel tempo e nello spazio; nel raccontare una storia si è rivestita di una storia, e io mi chiedo dove, come, quanto, attraverso chi ha viaggiato prima di approdare tra le mie mani. Sono domande che mi affascinano e alle quali non avrò mai risposta, ma non importa, perché mi bastano due certezze: questa copia è uscita dalla Viking Press nell’aprile del 1939; questa copia è arrivata al Salone Internazionale del Libro 2022 a Torino. E a quel punto ha incontrato me.

È difficile descrivere a parole l’emozione che provo nel tenere tra le mani una prima edizione di The Grapes of Wrath. Le pagine sono ingiallite ma ancora ben salde, e l’odore è quello che solo i libri antichi possono portare con sé: un odore che sa di storia, di cose magiche e perenni, di sentimento. Un odore che ricorda quanto i mondi di parole riescano a creare e quanto riescano a durare nel tempo, più di qualunque altra cosa.

E allora cerco di condividere queste emozioni mostrandovi l’edizione con qualche scatto: il libro nella sua sovraccoperta con il notissimo disegno; le diciture “First Edition” nell’aletta interna della sovraccoperta e “First published in april 1939” alla pagina del copyright; la dedica; la prima pagina; un passo descrittivo del capitolo 6 che mi aveva coinvolto tanto; le celeberrime parole pronunciate da Tom nel capitolo 28; la pagina conclusiva; il libro senza sovraccoperta.

Non trovate anche voi che questa prima edizione sia bellissima?

La prima edizione di The Grapes of Wrath - Il libro nella sua sovraccoperta (fronte).
La prima edizione di The Grapes of Wrath - Il libro nella sua sovraccoperta e le pagine ingiallite dal tempo.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - La dicitura “First Edition” nell’aletta interna della sovraccoperta.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - A sinistra la dicitura “First published in april 1939” alla pagina del copyright; a destra la dedica.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - L'incipit.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - Un passo descrittivo del capitolo 6 che mi ha coinvolto tanto.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - Le celeberrime parole pronunciate da Tom nel capitolo 28.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - La pagina conclusiva.
La prima edizione di The Grapes of Wrath - Il libro nella sua sovraccoperta (retro).
La prima edizione di The Grapes of Wrath - Il libro senza sovraccoperta.
La prima edizione di The Grapes of Wrath insieme al certificato della libreria "Strand" di New York.

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Alla storia intramontabile raccontata in Furore e allo splendore della scrittura di John Steinbeck ho dedicato un articolo qui. 😉

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Il mio primo Salone del Libro

Con la testa che gira e con il cuore pieno di gioia.

La mia prima dedica al Salone del Libro 2022. Che emozione!
La mia prima dedica al Salone del Libro 2022. Che emozione!
😍
✨
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Non è facile riordinare le idee dopo un fine settimana così intenso.

Quella al Salone Internazionale del Libro è stata un’esperienza indimenticabile, specialmente nell’emozione di poterla vivere al quadrato, come lettrice e come autrice. Come autrice soprattutto, in realtà, dato che ho trascorso felicemente gran parte del tempo allo stand Edizioni Convalle.

E che tempo, che ore stupende! Ore intense, fatte di un lavoro che ho vissuto come un gioco, mentre entusiasmo e fatica si mescolavano in un vortice irrefrenabile nel quale mi sono tuffata per tutto il weekend.

Ho parlato di Mari Ermi con tante persone, realizzando quanto fosse bello raccontare del romanzo a chi si mostrava di volta in volta incuriosito, interessato, anche intrigato. Ho firmato diverse dediche. Le prime con la mano tremante, con le labbra sempre pronte a soffiare per paura che l’inchiostro sbavasse. Ho scattato foto piene di gioia con perfetti sconosciuti. Ho incontrato e abbracciato dal vivo persone che avevo conosciuto attraverso uno schermo. E un pochino mi ha stupito, la spontaneità e il calore reciproco di tutti questi abbracci. Ho provato di nuovo la felicità di abbracciare le persone con spensieratezza, e già solo per questo il Salone è valso tutto. ❤️

Ho conosciuto altri autori della mia casa editrice: tutte persone simpatiche e alla mano, con cui è stato bello chiacchierare e scherzare. Ho conosciuto, soprattutto, la mia fantastica editrice, Stefania Convalle, che è proprio come la immaginavo, tosta e generosa, e ho conosciuto Giuseppe Murru, persona di rara gentilezza e simpatia.

📚

E poi ho vagabondato tra gli stand; ho visto libri, colori e tante cose meravigliose. Il Salone è un posto immenso e non sai davvero dove girarti. Vorresti guardare e toccare tutto. Ho trascorso momenti memorabili dalle parti di Libraccio, nella sezione dei libri rari e introvabili, davanti ad alcune teche dalle quali ho portato via un ricordino niente male, un cimelio, uno Steinbeck che fa venire i brividi a guardarlo e a toccarlo.

😃

Sto ancora cercando di riordinare le foto e le idee. Perché il Salone del Libro è un delirio: ti ci perdi e ti senti felice, e quando poi ne esci, confuso per la gioia e la stanchezza, colmo di sollievo e nostalgia insieme, hai testa e cuore increduli e grati che tanta bellezza possa esistere. ✨📚

E allora grazie infinite alla mia casa editrice, che mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza, e come sempre grazie a Matteo, che mi ha accompagnato e ha vissuto con me queste emozioni indimenticabili. ✨

Se hai piacere di vedere altri scatti di queste giornate, visita la galleria fotografica dedicata a Mari Ermi cliccando qui. 😉

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Tra il verde, l’azzurro e l’arancio

Io, il mio romanzo Mari Ermi e i colori della campagna.

🌱💙 Tra il verde e l’azzurro io non ho mai saputo scegliere.
In Sardegna ci sono cresciuta, con questi colori: abituata a correre in mezzo all’erba, a sedermi per terra in campagna, a perdermi davanti a cieli sconfinati, a esplorare fondali di acque cristalline. 🌊
Amo il verde e l’azzurro perché richiamano in me un senso di libertà, di quella libertà che solo una natura selvaggia e incontaminata può dare. Hanno fatto parte della mia vita fin da quando ero bambina insieme all’arancione, il colore del tramonto e il colore delle arance, un frutto che amo, dolce anche quando è aspro, profumato come nessun altro al mondo. 🧡
🍀
Nella foto qui sopra, scattata nella campagna romana, questi colori mi circondano, e proprio questi colori tengo in mano nella copertina di un libro, un libro che ho scritto io – proprio io! – e che circa dieci giorni fa, dopo un percorso ricco di entusiasmo, fatica e mille altre sfumature, ha visto la luce. ✍️📘
E allora oggi, circondata da questi colori, voglio dire chiaramente qual è la cosa più importante che ho imparato dalle mie esperienze in questi anni: credere sempre in sé stessi e non smettere mai, nemmeno per un secondo, di inseguire i sogni. 💫🌿

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Mandorla amara di Maria Rita Sanna

Una foto del romanzo "Mandorla amara" di Maria Rita Sanna.
Mandorla amara di Maria Rita Sanna.

Sono sufficienti poche pagine per capire perché Mandorla amara di Maria Rita Sanna, edito Edizioni Convalle, si sia aggiudicato il marchio Microeditoria di Qualità.
Nel suo romanzo d’esordio, infatti, l’autrice di Quartu Sant’Elena tratteggia due figure femminili e con esse due storie e due vite diverse che intreccia con grande abilità.

La pregevole caratterizzazione dei personaggi, unita al racconto in prima persona, ci fa incontrare subito l’animo delicato ma forte di Lucia e quello burbero e tenero di Marisa, permettendoci di immedesimarci in breve tempo in una delle due (o, perché no, in entrambe); a questo, d’altronde, si affianca l’ottima scelta dell’autrice di introdurci ai loro conflitti interiori a velocità diverse: cogliamo dalle prime pagine la dolorosa situazione che Lucia sta vivendo, ma ci occorre leggere di più per capire fino in fondo Marisa e le sue sofferenze, anche se ci affezioniamo da subito a questo personaggio così scorbutico e così buono. 
La storia personale e interiore delle due donne procede in parallelo alla storia della loro amicizia: dall’approccio di cauta curiosità a quel reciproco interesse inesplicabile – frutto di un sesto senso che le attrae una verso l’altra – fino all’apertura a conversazioni, spesso brevi e pregnanti, e a confidenze che vengono fuori spontanee; si sviluppa così un rapporto di comprensione e solidarietà che sarà una vera e propria molla, perché spingerà le due ad affrontare sé stesse e il proprio conflitto interiore.
La città di Cagliari, teatro della storia, è dipinta in queste pagine con pennellate brevi ma accurate; spesso è descritta nei suoi spazi ampi, sa di azzurro e di giallo e sembra comunicare la positività e la libertà che le due protagoniste vanno cercando. Il bello, poi, è che in Mandorla amara il lettore davvero li vive, i luoghi rappresentati, e non solo quando si tratta del lungomare o dei noti portici, ma anche quando abbiamo davanti una semplice panetteria.

Per questo e per tanto altro è fluida e sapiente, la scrittura di Maria Rita Sanna, che già nel suo primo romanzo mostra di conoscere e di saper gestire alcuni imprescindibili punti fermi della buona narrativa: mi riferisco, ad esempio, ai due conflitti interiori corrispondenti alle due co-protagoniste, come anche alla funzione precisa attribuita a ogni personaggio e a ogni elemento presente nella storia, il che fa sì che alla fine ogni cosa torni al suo posto, lasciando al lettore un senso di soddisfazione.

Ma, soprattutto, non può mancare in questa recensione uno degli aspetti più interessanti del lavoro (e uno di quelli che personalmente ho apprezzato di più), vale a dire le magnifiche similitudini che coinvolgono elementi o fenomeni naturali, come quando Lucia paragona sé stessa a un albero potato, con un unico tronco spoglio di fronde e sterile, o come quando la stessa Lucia, per continuare con l’immagine in questione, sente crescere il germoglio nell’unico tronco spoglio, il fiore del mandorlo che sopravviveva alla tempesta invernale.
Concludo a questo punto con la splendida metafora della mandorla, da cui anche il titolo dell’opera, e a proposito della quale mi piace citare queste righe:
Vedi, Lucia, la mandorla diversa, amara, è necessaria per farci apprezzare meglio la dolcezza di quelle buone; il gusto dell’amaretto è particolare e la sua crosticina croccante, che racchiude la pasta morbida, ci ricorda la vita con le sue difficoltà che nascondono le gioie. Il fiore stesso di questo frutto nasce e sboccia durante l’inverno; nonostante il freddo, lui si mostra in tutto il suo splendore.”

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Un esperimento di scrittura in diretta

Durante la diretta di ieri sulla pagina Facebook di Edizioni Convalle, la scrittrice ed editrice Stefania Convalle ha proposto a noi presenti un esperimento di scrittura decisamente insolito.

Quaderno, matita e dizionario dei sinonimi e contrari: gli strumenti di scrittura che amo.
Strumenti di scrittura che amo.

All’inizio della diretta ci ha mostrato alcuni oggetti che avevano lo scopo di stuzzicare la nostra fantasia, far scattare qualcosa in noi: un lavavetri, una campana tibetana, una matrioska, una rosa essiccata, una vecchia tessera del tram, un libro di poesie dalle pagine ingiallite, una penna d’oca, un pendolino. Dopo averceli mostrati, Stefania ci ha invitato a scrivere un racconto che ruotasse attorno a uno o a più di uno di questi oggetti. Attenzione però, perché qui entra in gioco la parte interessante: il tempo per produrre questo scritto era di soli quindici minuti.

Quindici minuti sono davvero pochi, lo sanno tutti. Come si fa a mettere su qualcosa di concreto in così poco tempo? Me lo sono chiesta diverse volte – sì, l’idea decisamente solleticava la mia curiosità – prima che la diretta iniziasse e anche dopo, quando mi sono collegata con una forte intenzione di partecipare ma con molti dubbi sulle mie possibilità di produrre qualcosa di anche lontanamente decente. Io comunque ci provo, mi sono detta. Al massimo poi lascio perdere e non invio nulla.
Ma non avevo idea di cosa sarebbe successo non appena è partito il tempo.

L’esperimento si è mostrato subito una vera e propria sfida, una leva che spinge lo scrittore a un’esaltante gara con se stesso. In quel momento, con addosso la pressione del tempo che scorreva, ho sentito che potevo e che dovevo farcela, e mentre il cuore buttava fuori la prima cosa che gli veniva spontanea scegliendo per me la penna d’oca, le dita correvano sulla tastiera e la mente lavorava e fremeva in cerca delle parole migliori per completare le frasi.
Con mia grande sorpresa, al tredicesimo minuto mi sembrava di aver concluso. Non ho avuto il tempo di rileggere e forse è stato meglio così, perché tutto quello che ho scritto è venuto da dentro. Alcuni minuti dopo, quando ho ascoltato il mio racconto letto da Stefania Convalle, ho provato uno strano senso di soddisfazione: ce l’avevo fatta per davvero!
E quel breve testo buttato giù in quindici minuti adesso è lì, in un nuovo file word che si è aggiunto con orgoglio ai file nella cartella dei miei scritti. Non lo modificherò, non lo ritoccherò. Lo lascerò lì e ogni tanto lo leggerò di nuovo, per non dimenticare quanto sia importante partecipare a queste iniziative che, pur nella loro semplicità, danno tantissimo, e per ricordare ciò che siamo in grado di fare quando vogliamo – se vogliamo.
Ho riflettuto molto, dopo la diretta di ieri: ho riflettuto sul valore del tempo e ho riflettuto sulla bellezza della scrittura creativa unita alla spontaneità.

Grazie infinite, dunque, a Stefania Convalle, che è davvero un vulcano di idee e che ci ha proposto un esperimento così intelligente e stimolante – esperimento decisamente riuscito, peraltro, dato che ben venticinque partecipanti hanno inviato un loro testo, e che tante idee e tante storie interessanti hanno preso vita durante questa serata.

Lascio qui il link della diretta: recuperatela, vale davvero la pena!
https://fb.watch/aQ8OYmXEge/
Il mio racconto, se vi va, comincia al minuto 34.30.

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Natale, Sardegna, libri

I colori verde e arancio in uno degli agrumeti di famiglia in questo periodo. Bellissimi!
Quanto mi piace passeggiare negli agrumeti di famiglia nei tiepidi pomeriggi invernali!

Amo tornare nella mia Sardegna per Natale. Gli agrumeti di famiglia verdi e dorati, il fuoco nel camino, le arance e i clementini a volontà, l’albero e il presepe sempre accesi, la gustosissima cucina sarda…

Leggere e scrivere vicino al fuoco, in particolare, sono tra le mie attività preferite di sempre.

Camino acceso e agrumi... Che pace!
Camino acceso e agrumi… Che pace!

Quest’anno, poi, è stato un Natale decisamente colorato dai libri, perché ho deciso di regalarne ad ogni membro della mia famiglia.
Per mia sorella ho scelto Il maialino di Natale, recente pubblicazione di J.K. Rowling che, tra l’altro, lei ha già divorato (!) e che incuriosisce tantissimo anche me.
A mia madre, insieme al mio fidanzato e ai miei fratelli, abbiamo regalato tre romanzi capolavoro di John Steinbeck: si tratta di Furore, Uomini e topi e La valle dell’Eden – storie splendide e intramontabili, meravigliose da avere in libreria.
Libri dal sapore americano anche per mio padre e per miei fratelli: papà ha ricevuto Questa è l’America di Francesco Costa, strumento che credo possa esaudire molte curiosità, mentre ai miei fratelli ho preso un thriller di Michael Connelly ciascuno – ovviamente con il mitico Harry Bosch!

Libri del Natale 2021: Dio di illusioni di Donna Tartt.

Quanto a me, sono stata più che felice di ricevere da parte dei miei genitori Dio di illusioni di Donna Tartt, un romanzo che mi chiamava da un po’ e che mi sembra perfetto per iniziare il mio 2022 di letture: ambientazione americana e cultura classica (soprattutto greca) alla base di una trama che sembra davvero intrigante!

Ho tanti desideri di lettura per l’anno in arrivo, e tra questi spicca proprio il proseguimento del mio viaggio nella letteratura americana – una passione che va avanti negli anni e che di recente ha visto aggiungersi John Steinbeck alla lista dei miei autori del cuore – e, naturalmente, quello nella letteratura italiana: in particolare, su questo fronte mi sono prefissata di dedicare un po’ di tempo alla scoperta di Grazia Deledda, una scrittrice che mi affascina moltissimo ma che non ho mai approfondito come si deve; mi chiama da un po’, e sono certa che l’amerò davvero tanto.
E ho usato questo verbo – chiamare – perché nel mio rapporto con i libri sono essenziali quelle che considero delle vere e proprie “chiamate”, da parte di scrittori o di opere particolari: ciò significa che, come sempre, nella scelta delle letture mi farò guidare dalle sensazioni del momento, dai desideri che proverò davanti alla libreria e dalle emozioni che avrò bisogno di provare.

Nel frattempo, comunque, continuo a godermi queste atmosfere natalizie e librose che scaldano il cuore.

Buone feste a tutti!

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Di cose d’autunno

Ho sempre amato moltissimo l’autunno. Le mille sfumature rosso-arancio, le piogge delicate ispiratrici di scrittura, le castagne, le tisane, le cioccolate calde, l’arrivo dei primi mandaranci… L’autunno sembra vivere di calma e d’incanto; tutto è più lento, più dolce, e nel guardarci attorno riusciamo a cogliere ovunque – più che nelle altre stagioni – la grande bellezza insita nella semplicità: basti pensare alle passeggiate silenziose nella natura o al tepore di una copertina sul divano.

E non solo. Anche scrittura e lettura, infatti, in autunno si permeano di una magia speciale – forse perché, imbevendosi della pace attorno a loro, riescono a infondere pace nel modo più caldo possibile.

Di cose d'autunno: momento coccola con Gilmore Girls, libri, quaderni, divano e copertina.
Momento coccola autunnale: Gilmore Girls, libri, quaderni, divano e copertina.

Quest’anno, poi, mi sento davvero immersa in quest’atmosfera anche grazie a un appuntamento quotidiano con due storie che mi stanno accompagnando lungo ottobre e novembre.

Ho scoperto una serie tv che compie vent’anni e che io, pur conoscendola, non avevo mai visto prima. Si tratta di Gilmore Girls, brillante lavoro che segue le vicende di Lorelai e Rori, una madre e una figlia con un rapporto speciale fondato non da ultimo sui loro scambi di battute argute. È una serie intelligente, divertente, profonda e ottimista, ed è perfetta per l’autunno anche per l’ambientazione, una piccola cittadina americana nel Connecticut dove tutti si conoscono: l’atmosfera della piccola comunità, della quale ci sentiamo subito parte, sembra spandersi tutto intorno a noi, e in un attimo ci troviamo a passeggiare insieme alle protagoniste su quelle strade calorose, entriamo da Luke’s per un buon caffè e chiacchieriamo coi simpatici personaggi secondari, che ci sembra di conoscere da sempre. Impossibile, poi, non avere un debole anche per i genitori di Lorelai, Richard e soprattutto Emily, così orgogliosa, così fiera, così senza tempo.

Ho iniziato la serie il primo giorno di ottobre, e posso dire che Gilmore girls è diventata subito il mio momento coccola di questo autunno: ormai è quasi un rito guardarne una puntata dopo cena, nel tepore del divano con cioccolata e copertina.

Sul fronte letture sto procedendo con molta calma, e mi sono immersa in un libro delicato e rilassante, Anne di Tetti Verdi. La storia, meglio nota in Italia con il titolo Anna dai capelli rossi, la conosciamo tutti, ma leggerla nel libro è una continua sorpresa, tanto che, dopo averlo iniziato, ho deciso che avrei proseguito la lettura a piccole dosi, un capitolo al giorno. Perché è come una storia a puntate, da gustare una per una, e perché è un romanzo che fa bene, che aiuta a ricordare quanto belle siano le piccole (grandi) cose.
La voce sempre appassionata di Anne, che esprime verità universali in un modo così ingenuo e autentico, si unisce alle splendide ambientazioni campagnole e ci spinge a guardarci attorno un po’ meglio ogni giorno, ricordandoci di prestare attenzione a quella bellezza che è sempre vicina ma che spesso ci sfugge.

Di cose d'autunno: la mia copia di Anne di Tetti Verdi circondata da una calorosa atmosfera giallo-arancio.
La mia copia di Anne di Tetti Verdi circondata da una calorosa atmosfera d’autunno.

Per questi motivi credo che Anne di Tetti Verdi sia consigliatissimo davvero per tutti, grandi e piccini.

L’edizione nella foto, a cura di Enrico De Luca, mi piace tantissimo anche per l’ottimo apparato di note, che forniscono diverse informazioni utili e chiariscono molte piccole cose, come i numerosi riferimenti letterari presenti nel testo.

Mi viene spontaneo, a questo punto, concludere con una citazione tutta autunnale tratta proprio da Anne:

Ottobre fu un mese meraviglioso a Tetti Verdi, quando le betulle nella valle divennero dorate come la luce del sole e gli aceri dietro al frutteto erano di un regale cremisi e i ciliegi selvatici lungo il viale indossarono le più belle tonalità di rosso scuro e verde bronzo, mentre i campi si crogiolavano al sole. Anne festeggiò per quel mondo di colori attorno a lei. «Oh, Marilla», esclamò un sabato mattina, mentre entrava in casa danzando con le braccia piene di rami stupendi, «sono così felice di vivere in un mondo in cui ci siano i mesi di ottobre […]».

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Il manoscritto di Stefania Convalle

Una foto del romanzo "Il manoscritto" di Stefania Convalle.
Il manoscritto di Stefania Convalle.

Da quando ho iniziato a seguire su Facebook la pagina di Edizioni Convalle – fondata e guidata dalla scrittrice Stefania Convalle – ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a una realtà giovane ed estremamente vivace, piena di autori motivati dall’amore per la scrittura e dalla voglia di creare un gruppo. Quando poi è uscito il nuovo romanzo di Stefania, Il manoscritto, ho deciso di acquistarlo, incuriosita dalla trama ma spinta anche dal desiderio di avvicinarmi al mondo interiore di questa donna così energica e propositiva.

Adesso, a lettura conclusa, voglio parlare un pochino di ciò che ho trovato tra le pagine di questo romanzo.

Il manoscritto, tanto per cominciare, è una storia di rinascita e di redenzione. Al plurale, in realtà, perché sono ben tre i personaggi che, incrociando i propri cammini in un momento di difficoltà, trovano uno nell’altro l’occasione di un percorso interiore essenziale per voltare pagina e ricominciare a vivere.

Il manoscritto è una storia che si legge – si fa leggere, si lascia leggere. A questo concorrono la scrittura di Stefania Convalle – concisa ma sempre pregnante di sentimenti (insomma, poche parole, ma quelle giuste) – e diverse scelte felici: la narrazione in prima persona, che consente di immedesimarsi nei protagonisti fin dall’inizio; l’alternanza dei punti di vista, che coinvolge il lettore nelle storie, soprattutto interiori, di più personaggi; la presenza di piccoli misteri sapientemente gestiti, che spingono avanti le pagine rendendoci sempre più curiosi di sapere.

Sullo sfondo una città, Trieste, dalle tante sfaccettature: romantica e malinconica, fresca e antica, capace di scombinare gli animi ma anchedi rimettervi ordine. In questo senso, nella vicenda personale di Emilia – la protagonista femminile – giocherà un ruolo di primo piano un’anziana signora: è la vecchina della porta accanto, amica sincera, dolce confidente e, soprattutto, prezioso tesoro di saggezza. Una scelta interessante, quella di Stefania Convalle, che in un romanzo dove i protagonisti hanno perso la strada propone come punto fermo – come unico punto fermo! – proprio questa cara vecchietta, mostrando così di attribuire all’esperienza dei nostri anziani un valore essenziale, imprescindibile (cosa che le rende decisamente onore).

E ci tengo a dirlo, perché sì, sono convinta che un libro ci riveli sempre molto del suo autore. E allora mi viene spontaneo concludere con un ritratto della stessa scrittrice, tracciato sulla base dei messaggi che lei ha voluto consegnare a questo bel romanzo: Stefania Convalle è una persona generosa, piena di sentimento, amante degli animali; Stefania Convalle sostiene – come pochi fanno oggi – l’importanza del vero talento nell’arte e nella letteratura; e, ancora, Stefania Convalle è convinta che ogni persona nella propria vita meriti una seconda possibilità – e che, soprattutto, siamo noi stessi a dovercela concedere per primi.

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Primi esperimenti Dobson + Reflex. Scatti estate 2021

La tecnica va senza dubbio migliorata, e le immagini non rendono né l’idea né l’emozione (specie per quanto riguarda Giove), ma avevo voglia di condividere qui sul blog i miei primi esperimenti fotografici sul cielo notturno.

Luna intorno al primo quarto.
Luna piena.
La Luna, piena nello scatto a sinistra, intorno al primo quarto in quello a destra.
Saturno.
Saturno.
Giove.
Giove.

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