Al confine tra Stati Uniti e Messico, sullo sfondo di una natura imponente e sterminata, indifferente e implacabile, una banda di cacciatori di scalpi è invischiata, da protagonista succube, in una catena di violenze accecanti e insensate che non conosce tregua e che non offre alternative, come mostrano i personaggi dalla forte valenza simbolica, se non adeguarsi o soccombere: così McCarthy ci consegna una storia di ferocia e distruzione, che stravolge il mito del West nel modo più crudo, sanguinoso e brutale possibile, e che si nutre allo stesso tempo – ed è anche questo a stordire e sconvolgere – di una scrittura sublime, intrisa di un lirismo epico che ipnotizza e toglie il fiato, e che consacra questo libro a manifesto quasi mistico del male nella sua forma più alta.